La Supella longipalpa, comunemente nota come blatta dei mobili, è una specie originaria dell’Africa, segnalata in Italia per la prima volta alla fine degli anni ’70.
Simile ad una prima occhiata ad una grande Blattella germanica grande (10 – 16 mm), si presenta giallo-rossastra o marrone chiaro con due caratteristiche bande trasversali più chiare che le attraversano il corpo.
A differenza di altre blatte, questa blatta tollera bassi livelli di umidità e predilige ambienti caldi e asciutti. Tende a colonizzare le zone alte delle stanze: si rifugia all’interno di mobili, pensili, librerie, controsoffitti e sul retro di apparecchiature elettriche (televisori, motori dei frigoriferi). Onnivoro e generalista, oltre ai comuni residui alimentari, si nutre di materiali organici ricchi di amido o colla, come la colla dei mobili, francobolli, rilegature di libri e carta. Può vivere fino a 9 mesi: la femmina produce delle ooteche da 14-18 uova che incolla sotto i mobili o dentro le fessure. Muovendosi tra le superfici e gli alimenti, può trasportare meccanicamente microrganismi patogeni, diventando un potenziale vettore di malattie come la salmonellosi o l’epatite.
Ora, negli ultimi 10 anni mi era capitato di trovarla solo in un paio di uffici nella provincia di Gorizia. Poi, in questo 2026 prima un caso a Pertegada (UD), poi Trieste, Treviso e in una abitazione nella pedemontana Pordenonese.
Un caso? Può darsi. Quattro segnalazioni in pochi mesi, dopo un decennio di quasi nulla, restano comunque osservazioni aneddotiche, non statistiche, e non pretendo di più.
Però qualche ipotesi la faccio. Questa blatta si riproduce alla grande attorno ai 30 gradi [link], e l’innalzamento delle temperature non è un’opinione [link]. Poiché la Supella vive soprattutto dentro casa e negli uffici, il clima esterno conta meno di quanto conterebbe per una zanzara: pesano anche ambienti interni più caldi tutto l’anno, il continuo movimento di merci e mobili, e forse una maggiore attenzione da parte di chi fa il mio mestiere, che ora la riconosce prima. Probabilmente è un mix di questi fattori, con il clima a fare da acceleratore.
Il mio presentimento resta lo stesso: sentiremo parlare sempre più di questo infestante. Se ne trovate una dietro a un mobile, a una libreria o al motore del frigo, scrivetemi: più segnalazioni ci sono, più il quadro diventa chiaro.
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Foto da INaturalist link

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