Sono un ascoltatore del podcast “Stories” di Cecilia Sala.
La giornalista, l’8 maggio, ha parlato del caso del virus sulla nave da Crociera (link).
Pensavo a quella coppia di nonni che sono entrati in una discarica per vedere qualche uccello raro come il beccaccino pancia bianca.
Spesso associamo il concetto di “pericolo” a minacce visibili, ma il rischio biologico è silenzioso, invisibile e sottovalutato: diamo spesso per scontato che un luogo sia sicuro solo perché ci appare “familiare” o semplicemente vuoto.
Pensiamo a una situazione che si verifica ogni giorno nell’ambito di sopralluoghi, ispezioni edilizie, interventi di restauro o semplice esplorazione urbana: l’ingresso in luoghi abbandonati o capannoni dismessi.
Questi ambienti diventano frequentemente il rifugio di roditori e di colonie di piccioni. Il vero pericolo non è solo visibile (il degrado), ma si nasconde in ciò che respiriamo.
Finché il guano è fresco, il rischio principale è legato al contatto diretto o alla veicolazione tramite vettori meccanici (zecche dei piccioni, acari). Il vero picco di pericolosità si raggiunge tuttavia quando il guano si secca.
Con il passare del tempo e la mancanza di umidità, le deiezioni si disidratano, diventando estremamente friabili e riducendosi in polvere finissima. A questo punto, basta una minima sollecitazione meccanica per innescare il pericolo: un colpo di vento da una finestra rotta, il calpestio durante un sopralluogo tecnico, lo spostamento di un pannello o di un vecchio macchinario.
Queste azioni sollevano istantaneamente nell’aria una nube invisibile di polvere di guano. Essendo leggerissime, queste particelle rimangono in sospensione per ore e vengono facilmente inalate da chiunque si trovi nell’ambiente senza le dovute protezioni.
All’interno di questa polvere non ci sono solo scarti organici, ma una vera e propria carica batterica, virale e fungina. Tra i patogeni più temibili che colonizzano il guano di piccione spiccano i miceti, ovvero funghi che trovano in questo substrato l’ambiente ideale per proliferare sotto forma di spore resistenti: quando queste spore vengono inalate, penetrano profondamente nell’albero respiratorio umano, raggiungendo gli alveoli polmonari.
Tra le patologie più rilevanti troviamo:
- Istoplasmosi: Causata dal fungo Histoplasma capsulatum. Le spore, una volta insediate nei polmoni, possono dare origine a infezioni che simulano una polmonite o, nei casi più gravi e in soggetti immunocompromessi, diffondersi ad altri organi.
- Criptococcosi: Dovuta al Cryptococcus neoformans, un fungo opportunista che ha un tropismo sistemico e, partendo da un’infezione polmonare spesso asintomatica o leggera, può migrare attraverso il flusso sanguigno fino al sistema nervoso centrale, causando meningoencefaliti fulminanti.
Di fronte a scenari di questo tipo, l’improvvisazione non è ammessa. La gestione del rischio biologico da deiezioni di volatili deve seguire un protocollo rigido, che possiamo riassumere in tre pilastri fondamentali:
1. Valutazione dei rischi
2. Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) adeguati
3. Procedure di bonifica sul bagnato
Troppo spesso consideriamo gli edifici abbandonati come luoghi “morti”. Dal punto di vista biologico, sono invece ecosistemi estremamente attivi e potenzialmente ostili. Capire che il pericolo può nascondersi dietro un semplice strato di polvere grigia è il primo passo per lavorare in sicurezza e proteggere la salute dei lavoratori. La prevenzione non è un costo, ma l’unico strumento che abbiamo per rendere davvero sicuro un luogo che credevamo tale solo per abitudine.
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