La cucaracha, la cucaracha, ya no puede caminar, porque no tiene, porque le falta, marijuana que fumar
La “cucaracha” in spagnolo è lo scarafaggio e, ebbene sì, la nostra protagonista si faceva le canne.
Il testo che conosciamo oggi si è diffuso durante la Rivoluzione Messicana (1910-1920): in questo contesto, la “cucaracha” è una metafora del generale Victoriano Huerta. I rivoluzionari seguaci di Pancho Villa cantavano questi versi per ridicolizzarlo, sostenendo che Huerta fosse così dipendente dalle sostanze che, se gli mancavano, “non poteva più camminare”, ovvero non era più in grado di guidare l’esercito o il Paese.
Il brano ritrae, in modo ironico, la capacità di questo insetto di “arrangiarsi” e sopravvivere ovunque. Non è un’esagerazione: alcune specie possono vivere per settimane senza cibo e resistere a dosi di radiazioni molto superiori a quelle letali per l’uomo.
Con l’arrivo delle giornate calde, in particolare in seguito a un periodo piovoso, è probabile ritrovare nelle cucine dei ristoranti o in casa qualche blatta orientale (Blatta orientalis).
Sebbene la canzone ci faccia sorridere, un’infestazione è una cosa seria. Gli scarafaggi possono veicolare batteri come la Salmonella e l’E. coli. Se avvisti uno scarafaggio durante il giorno, è spesso il segnale che la colonia è già numerosa e nascosta nell’ombra.
Non limitarti a schiacciarli: pensa a eliminarli con prodotti professionali e agisci a monte, pianificando pulizie periodiche degli scarichi, tombini, fosse biologiche e delle zone più difficili da raggiungere (spesso sotto la pedana del bar nella ristorazione). Tieni presente che le uova schiudono dopo circa due mesi, quindi mantieni alta l’attenzione per diverse settimane.
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