La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto più conosciuto per la sua temuta forma larvale che per la sua forma adulta (tipo “farfalla”).
In estate, gli adulti depongono le uova sugli aghi di pino e in autunno/inverno nascono le larve che costruiscono dei nidi setosi. In primavera, le larve mature scendono dal tronco in processione per interrarsi nel suolo e trasformarsi in crisalidi.
A inizio estate, dalle crisalidi sfarfallano i nuovi adulti, ricominciando il ciclo.
I peli urticanti che ricoprono le larve “sviluppate”” sono uncini microscopici che rilasciano una proteina tossica (taumetopoeina) e, nell’uomo, causano dermatiti, irritazioni oculari e, se inalati o ingeriti, reazioni allergiche (potenzialmente anche shock anafilattico).
Il contatto con la lingua o il naso dei cani (ma anche altri animali) può causare infiammazioni violentissime, necrosi dei tessuti e, in casi gravi, la morte dell’animale.
Forti infestazioni portano alla defogliazione del pino, indebolendolo e rendendolo vulnerabile ad altri parassiti.
Gli enti territoriali possono quindi emanare specifiche ordinanze atte a limitare la diffusione dell’insetto e a contenere i possibili danni per la salute di persone e animali.
Quindi, che si fa?
1. Lotta meccanica e trappole per le larve (Gennaio – Marzo): è il metodo più immediato per i nidi visibili. Si recidono i rami infestati e si bruciano i nidi in contenitori sicuri (mai all’aperto senza precauzioni, poiché i peli urticanti si disperdono con il calore. Un lavoro che è meglio far fare a dei professionisti). Quando le larve iniziano la loro “processione” verso il suolo per interrarsi, si installano dei “collari” intorno al tronco che intercettano le larve durante la discesa, convogliandole in un sacchetto di raccolta. È un metodo ecologico e molto sicuro per aree frequentate da bambini e animali.
Ho letto recentemente che la lotta può essere effettuata anche con droni, che trattano specificatamente ogni nido con prodotti fitosanitari.
Trattamenti generici che irrorano insetticidi sui nidi sono poco efficaci perchè spesso non raggiungono tutti gli insetti e, comprensibilmente, possono uccidere anche insetti utili non target presenti nell’area trattata.
Non bagnare mai i nidi con la canna dell’acqua. Molti pensano di “affogarli”, ma in realtà l’acqua appesantisce i peli urticanti e li fa depositare al suolo, dove restano pericolosi per mesi.
2. Utilizzo di feromoni (giugno-luglio): trappole a feromoni possono catturare i maschi adulti, riducendo le fecondazioni e quindi il numero di nidi per l’anno successivo.
3. Lotta Microbiologica (Fine estate – autunno): Si agisce sulle larve giovani appena nate: irrorando la chioma con Bacillus thuringiensis. Un metodo biologico che non danneggia altri insetti utili o l’uomo.
4. Endoterapia (Tutto l’anno, preferibilmente autunno): tecnici specializzati iniettano un principio attivo direttamente nel sistema vascolare della pianta. Il prodotto arriva agli aghi, e le larve muoiono nutrendosene.
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