Il legame tra la nostra salute e quella degli animali è diventato indissolubile.
Le zoonosi — le malattie trasmesse dagli animali all’uomo — stanno colpendo in luoghi e periodi dell’anno un tempo considerati a basso rischio.
Cosa sta succedendo?
1. Il fattore climatico: non c’è più una “stagione delle zecche” e una “stagione delle zanzare”
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda la stagionalità. Per esempio, se un tempo il rischio di contrarre virus tramite vettori come zecche o zanzare era limitato ai mesi caldi, il surriscaldamento globale ha rimescolato le carte. Inverni miti permettono a questi parassiti di rimanere attivi quasi tutto l’anno, estendendo la finestra temporale del rischio di infezione (come nel caso del virus West Nile o della malattia di Lyme).
2. Nuovi confini geografici
Non è più solo una questione di “tropici”. Specie animali e insetti che un tempo abitavano solo zone calde si stanno spostando verso nord. Questo significa che malattie precedentemente rare in Italia o in Europa stanno diventando endemiche, richiedendo una vigilanza sanitaria costante anche in territori che non avevano mai affrontato queste minacce.
3. L’approccio “One Health”
Va da sé che non possiamo proteggere l’uomo se non tuteliamo anche l’ambiente e gli animali. L’OMS ha stimato che circa il 70% delle malattie emergenti ha origine animale (link). Per questo motivo, la prevenzione veterinaria e il monitoraggio degli ecosistemi sono diventati la nostra prima linea di difesa contro future pandemie.
Il ruolo della prevenzione professionale: l’importanza di una disinfestazione strategica
Per contrastare efficacemente la diffusione delle zanzare e i rischi sanitari associati, il “fai-da-te” spesso non basta: è necessario l’intervento di un’azienda di disinfestazione specializzata. Il processo parte da una rigorosa valutazione dei rischi, volta a identificare i punti critici specifici dell’area. Gli esperti forniscono suggerimenti fondamentali di proofing e housekeeping, come la rimozione di ristagni e la corretta gestione del verde, per eliminare i siti di riproduzione. Il cuore di una strategia moderna è la prevenzione antilarvale, che agisce direttamente nei focolai (tombini, caditoie) per bloccare lo sviluppo degli insetti sul nascere.
A questo si aggiunge un monitoraggio costante tramite trappole specifiche, che permette di intervenire con disinfestazioni adulticide mirate solo quando i parametri di infestazione superano la soglia di guardia, garantendo così la massima efficacia con il minimo impatto ambientale.
Il cambiamento dei luoghi e dei periodi di diffusione delle malattie non è un allarmismo, ma una realtà con cui dobbiamo imparare a convivere attraverso la prevenzione e una nuova consapevolezza ambientale.
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Credits: Ho preso spunto da un articolo sul Corriere della Sera (link)

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